Articolo n.1

Levitin, D. J., Grahn, J. A., & London, J. (2018). The Psychology of Music: Rhythm and Movement. Annual review of psychology, 69.

Abstract

The urge to move to music is universal among humans. Unlike visual art, which is manifest across space, music is manifest across time. When listeners get carried away by the music, either through movement (such as dancing) or through reverie (such as trance), it is usually the temporal qualities of the music—its pulse, tempo, and rhythmic patterns—that put them in this state. In this article, we review studies addressing rhythm, meter, movement, synchronization, entrainment, the perception of groove, and other temporal factors that constitute a first step to understanding how and why music literally moves us. The experiments we review span a range of methodological techniques, including neuroimaging, psychophysics, and traditional behavioral experiments, and we also summarize the current studies of animal synchronization, engaging an evolutionary perspective on human rhythmic perception and cognition.

Gli esseri umani hanno un impulso a muoversi in presenza di musica. A differenza delle arti visive , che si manifestano nello spazio, la musica si manifesta nel tempo. Quando gli ascoltatori si lasciano trasportare dalla musica, sia attraverso il movimento (come la danza) che attraverso la il pensiero libero (come la trance), sono, di solito, le qualità temporali della musica – la suo pulsazione, il tempo e i pattern ritmici – a indurre i soggetti in questo “stato”. In questo articolo, esaminiamo gli studi che riguardano ritmo, metro, movimento, sincronizzazione, coinvolgimento, percezione del groove e altri fattori temporali che costituiscono un primo passo per capire come e perché la musica, letteralmente, “ci muove”. Gli esperimenti che esaminiamo abbracciano una serie di tecniche metodologiche, tra cui neuroimaging, psicofisica e esperimenti comportamentali tradizionali, e riassumiamo anche gli attuali studi sulla sincronizzazione animale, abbracciando una prospettiva evolutiva sulla percezione e sulla cognizione umana del ritmo.

Breve riassunto di alcuni contenuti di interesse, presenti nella versione integrale dell’articolo.

Il movimento sincronizzato sulla musica emerge spontaneamente in tenera età e  senza che sia necessaria una formazione specifica. Nei primi 2 anni di vita, e anche prima di avere pieno controllo del sistema motorio, i bambini si muovono ritmicamente in risposta alla musica. L’accuratezza della sincronizzazione si può manifestare intorno ai 3-4 anni, ma alcuni bambini non sono precisi fino a quando non sono più grandi. Interessante è il fatto che i bambini più piccoli prediligano tempi più rapidi e, su tempi più rapidi, riescono ad essere più precisi rispetto a tempi più lenti, a differenza di bambini più grandi e adulti che riescono a modularsi con elasticità su pulsazioni anche lente. La percezione di un battito regolare nella musica è stata studiata anche nei neonati I neonati reagiscono con un picco rilevabile attraverso l’elettroencefalogramma, quando la regolarità del metro è interrotta dalla inaspettata omissione di suoni. Diversi studi hanno dimostrato un legame evolutivo tra abilità ritmiche e linguaggio: i bambini che sono più abili nella sincronizzazione motoria sulla pulsazione, hanno migliori competenze linguistiche, quali la consapevolezza fonologica e la memoria verbale. Anche le abilità di lettura negli adulti sono correlate con l’accuratezza del tapping su pulsazione, e sia i bambini che gli adulti con difficoltà di lettura hanno spesso difficoltà in compiti di tapping su un metronomo. La capacità di integrare input uditivi con l’output motorio smura quindi essere un fattore chiave nella relazione tra ritmo e linguaggio.

Articolo n.2

Cirelli, L. K., & Trehub, S. E. (2018). Infants help singers of familiar songs. Music & Science, 1, 2059204318761622.

Abstract

Infants are highly selective in their help to unfamiliar individuals. For example, they offer more help to partners who move synchronously with them rather than asynchronously and to partners who interact with them in a “nice” rather than “mean” manner. Infant-directed song and speech may also encourage infant helping by signaling caregiver quality. In the present study, we investigated the effect of infant-directed song and recitation on 14-month-old infants’ subsequent helpfulness and proximity-seeking in relation to unfamiliar performers. During a 2.5-minute exposure phase, infants sat on their caregiver’s lap opposite an experimenter who sang “The Ants Go Marching” (song condition), recited the lyrics (recitation condition), or remained silent while parents read them a book (baseline condition). After the exposure phase, infants participated in a series of helping tasks that necessitated the return of objects dropped “accidentally”. Infants in the song and recitation conditions helped more than those in the baseline condition, but their helping of singers was moderated by song familiarity. Specifically, the extent of help directed to singers correlated positively with song familiarity. Singing (and to some extent, recitation) also encouraged infants to seek proximity with the experimenter. The findings indicate that rhythmic song and recitation by an unfamiliar adult foster infant affiliative behavior, but familiar songs may have special social importance.

I bambini sono altamente selettivi nel loro aiutare individui, se non familiari. Ad esempio, offrono un maggiore aiuto a partner che si muovono sincronicamente con loro, piuttosto che a partner che si muovono in modo asincrono, oltre che a partner che interagiscono con loro in un modo “carino” piuttosto che “cattivo”. Il canto e la parola rivolti ai bambini possono anche incoraggiare il bambino ad offrire aiuto, segnalando la qualità del caregiver. Nel presente studio, abbiamo studiato l’effetto del canto e della recitazione, rivolte ai bambini sulla successiva disponibilità e sulla ricerca di vicinanza, in bambini di 14 mesi in relazione a adulti non familiari. Durante una fase di esposizione di 2,5 minuti, i bambini sedevano sul grembo del caregiver di fronte a uno sperimentatore che cantava “The Ants Go Marching” (condizione sperimentale di “canzone”), recitava il testo (condizione di “recitazione”) o rimaneva in silenzio mentre i genitori leggevano un libro (condizione “di base” ). Dopo la fase di esposizione, i bambini hanno partecipato a una serie di attività di aiuto che hanno reso necessaria la restituzione di oggetti caduti “accidentalmente”. I bambini nelle condizioni di canto e di recitazione hanno aiutato più di quelli nella condizione di base, ma il loro aiuto agli sperimentatori cantanti è stato modulato dalla familiarità delle canzoni. Nello specifico, l’estensione dell’aiuto diretto ai cantanti era risultata correlata positivamente con la familiarità delle canzoni. Il canto (e in parte anche la recitazione) incoraggiava anche i bambini a cercare la vicinanza con lo sperimentatore. I risultati indicano che il canto ritmico e la recitazione con un comportamento affiliativo da parte di un adulto non familiare, ma anche le canzoni familiari, possono avere una importanza sociale rilevante.

Breve riassunto di alcuni contenuti di interesse, presenti nella versione integrale dell’articolo.

I bambini imparano a relazionarsi nel mondo sociale cercando il contatto con persone familiari o con persone con attributi familiari. I neonati, infatti, preferiscono la voce, il volto e l’odore della madre. A cinque mesi di età, i bambini indirizzano selettivamente la loro attenzione a personaggi che si comportano in modo prosociale piuttosto che antisociale e ai parlanti nella loro lingua nativa. Con il loro primo compleanno, i giudizi sociali guidano l’emergente repertorio di comportamenti prosociali dei bambini come aiutare, condividere e confortare gli altri. I bambini indirizzano il loro aiuto in modo selettivo piuttosto che indiscriminatamente. Per esempio, i bambini di quattordici mesi sono più predisposti ad aiutare una donna che in precedenza si è impegnata con loro in un movimento sincrono piuttosto che asincrono.

È importante sottolineare che le conseguenze sociali osservate della familiarità della canzone rilevate dagli autori, possono essere attribuite, in tutto o in parte, alla familiarizzazione materna. In una precedente ricerca, gli autori hanno rilevato che  bambini di cinque mesi hanno indirizzato più attenzione visiva a una donna sconosciuta che cantava una canzone familiare (melodia e testo) invece di una canzone sconosciuta (melodia diversa, stesso testo) ma solo se la fonte della familiarizzazione era il genitore – non qualcuno che ha cantato tramite live video chat o un giocattolo che ha emesso la canzone. L’implicazione è che le canzoni acquisite in contesti sociali, in particolare dal caregiver primario, trasmettono informazioni sulla qualità dell’assistenza o sulla potenziale appartenenza al gruppo e, di conseguenza, influenzano la probabilità di avvicinarsi o interagire con persone non familiari. L’uso da parte dei bambini di canzoni per differenziare i membri “in-group” da membri “out-group” ha la sua controparte nell’uso dei bambini, degli adolescenti e degli adulti della conoscenza delle canzoni e delle preferenze musicali per scopi affiliativi. Ad esempio, le conoscenze o le preferenze musicali condivise migliorano la valutazione degli altri come potenziali amici e partner. Lo studio, in generale, mette in luce il potenziale che il canto di canzoni condivise ha sulla qualità e lo sviluppo delle relazioni sociali fin dai primi mesi di vita.

Articolo n.3

Tanaka, Y., Kanakogi, Y., Kawasaki, M., & Myowa, M. (2018). The integration of audio− tactile information is modulated by multimodal social interaction with physical contact in infancy. Developmental cognitive neuroscience, 30, 31-40.

Abstract

Interaction between caregivers and infants is multimodal in nature. To react interactively and smoothly to such multimodal signals, infants must integrate all these signals. However, few empirical infant studies have in- vestigated how multimodal social interaction with physical contact facilitates multimodal integration, especially regarding audio − tactile (A-T) information. By using electroencephalogram (EEG) and event-related potentials (ERPs), the present study investigated how neural processing involved in A-T integration is modulated by tactile interaction. Seven- to 8-months-old infants heard one pseudoword both whilst being tickled (multimodal ‘A-T’ condition), and not being tickled (unimodal ‘A’ condition). Thereafter, their EEG was measured during the perception of the same words. Compared to the A condition, the A-T condition resulted in enhanced ERPs and higher beta-band activity within the left temporal regions, indicating neural processing of A-T integration. Additionally, theta-band activity within the middle frontal region was enhanced, which may reflect enhanced attention to social information. Furthermore, differential ERPs correlated with the degree of engagement in the tickling interaction. We provide neural evidence that the integration of A-T information in infants’ brains is facilitated through tactile interaction with others. Such plastic changes in neural processing may promote harmonious social interaction and effective learning in infancy.

L’interazione tra caregivers e bambini ha una natura multimodale. Per reagire in modo interattivo e agevole a tali segnali multimodali, i bambini devono integrare tutti questi segnali. Tuttavia, pochi studi empirici sull’infanzia hanno indagato come l’interazione sociale multimodale con il contatto fisico faciliti l’integrazione multimodale, specialmente per quanto riguarda le informazioni audio-tattili (A-T). Utilizzando l’elettroencefalogramma (EEG) e i potenziali correlati agli eventi (ERP), il presente studio ha studiato il modo in cui l’elaborazione neurale coinvolta nell’integrazione A-T sia modulata dall’interazione tattile. I bambini di età compresa tra i 7 e i 8 mesi hanno ascoltato delle non-parole (pseudoword) sia mentre venivano stimolati a livello tattile (condizione “A-T” multimodale), sia non sottoposti a stimolazione tattile (condizione “A” unimodale). Successivamente, il loro EEG è stato misurato durante la percezione delle stesse parole. Rispetto alla condizione A, la condizione A-T ha portato a ERP potenziati e all’incremento dell’attività delle onde beta  più elevata nelle regioni temporali di sinistra, a indicare l’elaborazione neurale dell’integrazione A-T. Inoltre, l’attività della banda teta nella regione centrale frontale è risultata migliorata, il che può riflettere una maggiore attenzione alle informazioni sociali. Inoltre, gli ERP differenziali sono risultati correlati al grado di coinvolgimento nell’interazione della stimolazione tattile. Forniamo prove neurali che l’integrazione delle informazioni A-T nel cervello dei bambini sia facilitata dall’interazione tattile con gli altri. Tali cambiamenti plastici nell’elaborazione neurale possono promuovere un’interazione sociale armoniosa e un apprendimento efficace durante l’infanzia.

Breve riassunto di alcuni contenuti di interesse, presenti nella versione integrale dell’articolo.

Il presente studio ha studiato il modo in cui l’elaborazione neurale è modulata dall’interazione sociale multimodale che coinvolge il contatto fisico nell’infanzia. Dopo aver familiarizzato con 2 diversi tipi di parole, di cui una è stata ascoltata con la concomitante interazione sociale di tipo tattile e l’altra no, sono stati ottenuti gli EEG dei bambini. I risultati suggeriscono che il cervello dei bambini di 7-8 mesi, integra le informazioni sensoriali audio tattili (A-T) e codifica la relazione semantica multimodale tra suoni e segnali tattili. I bambini imparano i comportamenti sociali attraverso l’interazione con gli altri. Tale interazione implica il processamento di informazioni sensoriale, che sono, per natura, multimodali. I neonati possono ricevere simultaneamente informazioni visive (sorrisi e contatto con gli occhi), uditive (parlato diretto ai bambini) e tattili (tocchi gentili). L’integrazione delle informazioni  sensoriali  è importante per raccogliere significati e interpretare intenzioni. In particolare, la integrazione A-T è importante nei bambini molto piccoli nella costruzione delle loro interazioni sociali: infatti è fondamentale il ruolo dei segnali tattili e vocali nel contesto della manifestazione dei legami affettivi tra caregiver e bambino molto piccolo. I segnali A-T accoppiati aiutano a regolare lo stato emotivo e l’attenzione dei bambini, il che incoraggia un’interazione armoniosa con l’adulto. I bambini piccoli sono sensibili alla stimolazione A-T in situazioni comunicative naturali: a 4-6 mesi spesso ridono in risposta alla stimolazione del solletico da parte della mamma! Mentre solleticano il bambino, spesso le mamme dicono “solletico” e mostrano le loro mani ai bambini. Questi segnali multimodali facilitano l’integrazione di informazioni sensoriali sottolineando caratteristiche significative dell’ambiente. Pertanto, i bambini possono imparare ad integrare le informazioni attraverso le interazioni sociali. In questo studio sperimentale, gli autori forniscono prove neurali che l’esperienza di una breve interazione di interazione tattile con gli altri è sufficiente per stimolare l’integrazione dell’informazione A-T. Questa scoperta suggerisce anche che le interazioni multimodali tra caregiver e bambini, in un contesto naturale, potrebbero contribuire a legare più forme di informazione nel cervello dei bambini, il che può facilitare un apprendimento sociale efficace nell’infanzia. Le differenze rilevate dagli autori della attività delle onde theta nella regione frontale, inoltre, possono confermare la presenza di un processo di apprendimento sociale, piuttosto che  la sola elaborazione somatosensoriale. L’attività theta frontale, infatti, è considerata da tempo come indice di motivazione e apprendimento e di una maggiore attenzione agli stimoli sociali.

 

A cura di Silvia Cucchi