Nella
classe dei lattanti (3 12 mesi)
il percorso di applicazione della metodologia
dedicata alla primissima infanzia di E.
E. Gordon è iniziato con la proposta
di melodie e sequenze ritmiche eseguite
con accompagnamento di movimento fluente
e con la richiesta di partecipazione attiva
da parte delle educatrici e della mamma
di una bambina che partecipa con noi alle
lezioni.
I primi passi fondamentali sono stati infatti proporre alle bambine (sono
tutte femmine!) modelli informali di canto espressivo e comunicativo,
puntando sulla loro partecipazione emotiva, sulla loro capacità di "assorbire" il
suono ed elaborarlo secondo le proprie modalità interiori (diverse
per ciascuna di loro) e sul farle parte integrante del movimento sonoro
(non muoviamo i bambini, ma facciamo sentire loro il nostro movimento,
in un gioco di contatto molto rassicurante e familiare per loro). In
questa prima fase, oltre al movimento abbiamo usato pochi oggetti (prevalentemente
foulards colorati e sacchetti di riso colorati) più come elemento
complementare delle attività musicali che non come mezzi di interazione
con i bambini.
Di grandissima importanza si è rivelato il coinvolgimento degli
adulti che ha amplificato emotivamente e musicalmente la nostra guida "informale",
cogliendo l'essenza della partecipazione al movimento e del silenzio,
e l'importanza delle risposte dei bambini, risposte, all'inizio, prevalentemente
di movimento (immobilità durante la proposta della canzone e ripresa
del movimento alla fine, mani e piedi battuti ritmicamente sul tappeto
o su altri parti del corpo, foulards tolti dalle parti del corpo come
la testa e la mano in un particolare momento delle canzone ecc.)
Le bambine hanno "camminato" nella musica molto rapidamente,
ed hanno presto cominciato una vera e propria fase di interazione con
noi, alternando ancora fasi di "assorbimento" sonoro a momenti
di vera e propria conversazione musicale (inerente al tipo di melodia
o di ritmo in cui stavamo proponendo l'attività), così abbiamo
introdotto prodotti musicali più complessi, l'uso degli oggetti
come mezzi di interazione musicale con il bambino, più movimento "attivo".
Tutto questo si è svolto in un clima di grande benessere per ogni
bambina, che seguendo i propri passi di crescita, ha partecipato con
gioia, combattendo il sonno che spesso verso la fine della lezione "incalzava".
A conclusione vorrei ancora osservare come le bambine, sebbene così piccole
e quindi ancora lontane dall'idea di socializzazione che noi intendiamo
in un gruppo, siano state, durante la lezione, spesso in "comunicazione" tra
di loro, condividendo giochi, movimenti, oggetti.
La classe dei semidivezzi (1 2
anni) è un gruppo da manuale per
un lavoro di propedeutica musicale che
segua la teoria e le sequenze di apprendimento
di Ewin Gordon. Se fino al primo anno
di età si può contare su
di un enorme componente di stimolazione
musicale cui fanno seguito le risposte
musicali spontanee inconsapevoli dei
bambini, nella fascia in questione l'intenzionalità relazionale
della produzione sonora comincia ad avere
un maggior peso nella dinamica dell'unità-lezione.
Le proposte dell'operatore, che nascono come materiale sonoro da acquisire
anche solo passivamente, diventano qui gioco musicale. Un gioco in cui
cambiano le regole delle possibilità espressive: non più parole
ma suoni. La differenza non è da poco perché oltre il primo
anno le esigenze di una comunicazione efficiente per il bambino diventano
prioritarie ed i suoi sforzi di verbalizzazione non trovano riscontro
in quei tre quarti d'ora di sillabe neutre così vicine alla sua
lallazione ma così lontane dal linguaggio degli adulti. La sua
comunicazione tende alla piena consapevolezza; di tentativo in tentativo
continua a cercare di esprimere esattamente ciò che intende dire
ed in quegli incontri musicali il bambino deve quindi innanzi tutto riscoprire
le regole del gioco per trovare il modo di affermare se stesso. Il gruppo
ha dimostrato subito di aver accettato queste nuove regole e ad una primissima
e prevedibile fase di totale assorbimento sta restituendo una quantità di
risposte musicali spontanee perfettamente intenzionali. Questa intenzionalità in
genere va a discapito della musicalità della risposta presa a
se stante, ma ciò è solo perché la risposta anche
se musicale- vuole essere soprattutto relazionale: una sorta di "io
ci sono!". Qualcuno, ma è una minoranza, sembra essere pronto
ad imitare le sequenze ritmiche e tonali che gli vengono proposte. La
risposta allo stimolo comunicativo musicale è in questo modo meno
spontanea forse e più alla ricerca di un'accuratezza ancora prematura,
ma sottostà all'embrione del pensiero musicale, della capacità cioè del
bambino di pensare alla musica che sta producendo.
Nella classe dei divezzi (2 -
3 anni) la teoria di apprendimento musicale
di Edwin Gordon è al limite della
sua applicazione in una forma "pura".
La stimolazione sonora, le proposte di
varietà musicale e ritmica tese
all'acquisizione di un vocabolario di
ascolto devono lasciare molto più campo
al gioco in tutte le sue forme. La componente
ludica diventa la conditio sine qua non
le informazioni di qualsiasi natura possono
essere trasmesse. Questo si traduce in
maggior uso di attività di movimento
libero e minimamente strutturato che
accompagnino la musica nel suo dipanarsi,
un maggior uso di contestualizzazioni
fantastiche che permettano di ascoltare
in maniera più attiva gli stimoli
musicali proposti.
Le risposte strettamente ritmico-tonali tendono ad essere poche, come è normale
in questa fascia di età, prevalendo l'espressione motoria o verbale.
Nelle fasi precedenti il completo abbandono ad un linguaggio nuovo è più spontaneo
ed intuitivo non avendo ancora il singolo individuo stabilito le sue
modalità comunicative, mentre la socialità e la verbalizzazione
oltre i due anni cominciano ad essere abbastanza strutturate con il bambino
che comincia già a contare su poche ma collaudate "certezze".
Nel momento in cui il gioco musicale vince le reticenze il gruppo si
dimostra pronto ad imitare anche con una certa accuratezza le proposte,
apparentemente saltando però tutta la fase di espressività spontanea
e quindi maggiormente creativa propria delle fasce di età precedenti.
Paola
Anselmi e Diego Maugeri |