Xiao, N. G., Quinn, P. C., Liu, S., Ge, L., Pascalis, O., & Lee, K. (2018). Older but not younger infants associate own‐race faces with happy music and other‐race faces with sad music. Developmental science, 21(2), e12537.

Abstract:

We used a novel intermodal association task to examine whether infants associate own- and other race faces with music of different emotional valences. Three- to 9-month-olds saw a series of neutral own- or other-race faces paired with happy or sad musical excerpts. Three- to 6-month-olds did not show any specific association between face race and music. At 9 months, however, infants looked longer at ownrace faces paired with happy music than at own-race faces paired with sad music. Nine-month-olds also looked longer at other-race faces paired with sad music than at other-race faces paired with happy music. These results indicate that infants with nearly exclusive own race face experience develop associations between face race and music emotional valence in the first year of life. The potential implications of such associations for developing racial biases in early childhood are discussed.

Abbiamo usato un nuovo compito di associazione intermodale per esaminare se i bambini associno i visi appartenenti a soggetti di razza diversa, o della propria, con musica con diverse valenze emozionali. Bambini di età compresa tra i 3 e i 9 mesi hanno osservato una serie di volti neutri della propria o di altra razza abbinati a brani musicali con connotazione felice o triste. I bambini di età compresa tra 3 e 6 mesi non hanno mostrato alcuna associazione specifica

tra la razza del volto e la musica. A 9 mesi, tuttavia, i neonati sembravano osservare più a lungo volti della propria razza quando abbinati a musica felice rispetto a volti della propria razza abbinati a musica triste. I bambini di 9 mesi hanno anche guardato più a lungo le facce di altre razze abbinate a musica triste rispetto a facce di altre razze abbinate a musica felice. Questi risultati indicano che i bambini con la sola esperienza di osservazione di volti della razza di appartenenza, sviluppano la capacità di associare l’appartenenza di un volto a una razza con la valenza emotiva della musica, nel primo anno di vita. Vengono discusse le potenziali implicazioni di tali associazioni nello sviluppo di pregiudizi razziali nella prima infanzia.
Sharda, M., Tuerk, C., Chowdhury, R., Jamey, K., Foster, N., Custo-Blanch, M., … & Hyde, K. (2018). Music improves social communication and auditory–motor connectivity in children with autism. Translational psychiatry, 8(1), 231.

Abstract

Music has been identified as a strength in people with Autism Spectrum Disorder; however, there is currently no neuroscientific evidence supporting its benefits. Given its universal appeal, intrinsic reward value and ability to modify brain and behaviour, music may be a potential therapeutic aid in autism. Here we evaluated the neurobehavioural outcomes of a music intervention, compared to a non-music control intervention, on social communication and brain connectivity in school-age children (ISRCTN26821793). Fifty-one children aged 6–12 years with autism were randomized to receive 8–12 weeks of music (n = 26) or non-music intervention (n = 25). The music intervention involved use of improvisational approaches through song and rhythm to target social communication. The non-music control was a structurally matched behavioural intervention implemented in a non-musical context. Groups were assessed before and after intervention on social communication and resting-state functional connectivity of fronto-temporal brain networks. Communication scores were higher in the music group post-intervention (difference score = 4.84, P = .01). Associated post-intervention resting-state brain functional connectivity was greater in music vs. non-music groups between auditory and subcortical regions (z = 3.94, P < .0001) and auditory and fronto-motor regions (z = 3.16, P < .0001). Post-intervention brain connectivity was lower between auditory and visual regions in the music compared to the non-music groups, known to be over-connected in autism (z = 4.01, P < .00001). Post-intervention brain connectivity in the music group was related to communication improvement (z = 3.57, P < .0001). This study provides the first evidence that 8–12 weeks of individual music intervention can indeed improve social communication and functional brain connectivity, lending support to further investigations of neurobiologically motivated models of music interventions in autism.

La musica è stata identificata come punto di forza per le persone affette da disturbo dello spettro autistico; tuttavia, attualmente, non ci sono prove neuroscientifiche a sostegno dei suoi benefici. La musica, dato il suo fascino universale, il suo valore intrinseco di ricompensa e la sua capacità di modificare il cervello e il comportamento, può essere un potenziale aiuto terapeutico nell’autismo. Qui abbiamo valutato i risultati neurocomportamentali di un intervento musicale, rispetto a un intervento di controllo non musicale, sulla comunicazione sociale e connettività cerebrale nei bambini in età scolare. Cinquantuno bambini di età compresa tra 6 e 12 anni con disturbo dello spettro autistico sono stati selezionati random, per ricevere un intervento musicale della durata di 8-12 settimane (n = 26) o un intervento non musicale (n = 25). L’intervento musicale prevedeva l’uso di approcci improvvisativi attraverso il canto e il ritmo per indirizzare la comunicazione sociale. Il gruppo di controllo riceveva un intervento strutturato di tipo comportamentale abbinato ad un contesto non musicale. I gruppi sono stati valutati prima e dopo l’intervento sia sulla comunicazione sociale che sulla connettività funzionale cerebrale delle aree fronto-temporali. I punteggi di comunicazione erano più alti nel gruppo post-intervento musicale (differenza punteggio = 4,84, P = 0,01). Dopo l’intervento, nel gruppo sperimentale rispetto al controllo, era maggiore la connettività funzionale cerebrale tra regioni uditive e sottocorticali (z = 3.94, P <.0001) e tra le regioni uditive e frontali (z = 3.16, P <. 0001). La connettività cerebrale tra le regioni uditive e visive , dopo l’ intervento, era invece inferiore ne gruppo che aveva ricevuto l’intervento musicale rispetto al gruppo di controllo, connettività infatti noti per essere elevata nell’autismo (z = 4,01, P <0,0000). La connettività cerebrale post-intervento nel gruppo musicale era correlata al miglioramento della comunicazione (z = 3.57, P <.0001). Questo studio fornisce la prima prova del fatto che 8-12 settimane di intervento musicale individuale possono effettivamente migliorare la comunicazione sociale e la connettività funzionale del cervello, fornendo quindi supporto neurobiologico a favore della necessità di  ulteriori indagini sull’utilità di modelli di intervento di tipo musicale nell’autismo.

Jaschke, A. C., Honing, H., & Scherder, E. J. (2018). Longitudinal analysis of music education on executive functions in primary school children. Frontiers in neuroscience, 12, 103.

Abstract:

Background: Research on the effects of music education on cognitive abilities has generated increasing interest across the scientific community. Nonetheless, longitudinal studies investigating the effects of structured music education on cognitive sub-functions are still rare. Prime candidates for investigating a relationship between academic achievement and music education appear to be executive functions such as planning, working memory, and inhibition.
Methods: One hundred and forty-seven primary school children, Mage = 6.4 years, SD = 0.65 were followed for 2.5 years. Participants were randomized into four groups: two music intervention groups, one active visual arts group, and a no arts control group. Neuropsychological tests assessed verbal intelligence and executive functions. Additionally, a national pupil monitor provided data on academic performance.
Results: Children in the visual arts group perform better on visuospatial memory tasks as compared to the three other conditions. However, the test scores on inhibition, planning and verbal intelligence increased significantly in the two music groups over time as compared to the visual art and no arts controls. Mediation analysis with executive functions and verbal IQ as mediator for academic performance have shown a possible far transfer effect from executive sub-function to academic performance scores.
Discussion: The present results indicate a positive influence of long-term music education on cognitive abilities such as inhibition and planning. Of note, following a two-and-a-half year long visual arts program significantly improves scores on a visuospatial memory task. All results combined, this study supports a far transfer effect from music education to academic achievement mediated by executive sub-functions.

Background: c’è sempre maggiore interesse in tutta la comunità scientifica per la ricerca sugli effetti dell’educazione musicale sulle abilità cognitive. Tuttavia sono ancora rari gli studi longitudinali che indagano gli effetti di un’educazione musicale strutturata sulle sotto-funzioni cognitive. I candidati ideali per indagare su una relazione tra il rendimento scolastico e l’educazione musicale sembrano essere le funzioni esecutive come la pianificazione, la memoria di lavoro e l’ inibizione.

Metodi: Centoquarantasette bambini della scuola primaria, (età media = 6,4 anni, SD = 0,65) sono stati seguiti per 2,5 anni. I partecipanti sono stati randomizzati in quattro gruppi: due gruppi hanno ricevuto un intervento musicale, un gruppo ha svolto attività con arti visive e un gruppo di controllo che non ha svolto attività artistica. L’intelligenza verbale e le funzioni esecutive sono stati valutati con test neuropsicologici. Inoltre, ulteriori dati sul rendimento scolastico degli alunni sono stati  raccolti attraverso il data base nazionale di un test (Dutch National Pupil Monitoring System) utilizzato su scala nazionale per il monitoraggio delle competenze scolastiche.

Risultati: i bambini nel gruppo delle arti visive hanno mostrato un rendimento migliore nei compiti di memoria visuospaziale rispetto alle altre tre condizioni. Tuttavia, i punteggi dei test di inibizione, pianificazione e intelligenza verbale, sono risultati essere significativamente aumentati nei due gruppi che hanno ricevuto, nel tempo, interventi educativi di tipo musicale rispetto ad interventi di arte visiva e ai controlli che non hanno ricevuto un’educazione artisticca. L’analisi (Mediation Analysis) della mediazione delle funzioni esecutive e del QI verbale sull’incremento della prestazione scolastica ha mostrato un possibile effetto di trasferimento delle abilità nelle sotto- funzioni esecutive sui punteggi ottenuti nella prestazioni accademiche.

Discussione: i risultati attuali indicano un’influenza positiva dell’educazione musicale a lungo termine sulle abilità cognitive come l’inibizione e la pianificazione. Da notare che, dopo un programma educativo di due anni e mezzo incentrato sulle arti visive, migliorano significativamente i punteggi nei compiti di memoria visuospaziale. Considerando tutti i risultati mostrati, questo studio supporta un effetto di trasferimento dall’educazione musicale al rendimento accademico mediato dalle sotto-funzioni esecutive.